Buone Cose, La Corte delle Grazie

Sulla riva di San Marco, di fronte all’andamento delle onde, si sviluppa una riflessione profonda sui delicati equilibri che regolano una comunità urbana. Un tempo, il tessuto economico locale trovava un bilanciamento spontaneo tra le rigide prescrizioni formali e le necessità materiali di sussistenza della popolazione meno abbiente. Di fronte alle micro-violazioni amministrative legate al commercio al dettaglio non autorizzato, l’ordinamento trovava una sua applicazione guidata dal buon senso e dalla valutazione delle condizioni sociali del singolo, preservando un principio di equità sostanziale e coesione. Oggi, l’azione amministrativa sul territorio sembra invece orientarsi verso modelli gestionali fortemente proceduralizzati e geometrici. Da un lato si assiste a significativi investimenti infrastrutturali, demolizioni e progetti di riqualificazione urbana; dall’altro, l’applicazione rigorosa e sistematica dei regolamenti comunali si traduce in una costante attività sanzionatoria che colpisce prevalentemente le micro-attività mercatali e la sosta urbana. In questo meccanismo emerge una precisa responsabilità sociale e logica, paragonabile all’atteggiamento di un padre che si rammarichi del mancato studio del figlio dopo averlo privato dei libri. Esigere il rispetto immediato di standard formali, senza prima offrire gli strumenti economici e strutturali per potervisi adeguare, genera un cortocircuito. Questa rigida fiscalità, eliminando i margini di flessibilità e le storiche valvole di sfogo dell’economia informale per le fasce sociali svantaggiate, rischia di produrre un effetto distorsivo profondo. La sottrazione sistematica di ogni mezzo di sussistenza onesta crea un’esasperazione invisibile che rischia di alterare la pace sociale, spingendo nuovamente le periferie e i soggetti vulnerabili verso circuiti di marginalità e devianza. Il pericolo concreto è che si vadano a destrutturare quegli equilibri civici faticosamente conquistati in anni di studi, ricerche e riscatto sociale, rischiando di far riemergere dinamiche di criminalità e tensioni urbane che la città di Catania sperava di aver definitivamente consegnato al passato. In questo quadro normativo, si avverte un’asimmetria nell’applicazione delle tutele e dei controlli. Mentre l’infrazione minore del singolo viene sanzionata con prontezza e risalto, i colossi immobiliari in stato di abbandono non subiscono la medesima azione di ripristino. Lo stesso accade per i beni comuni naturali: le scogliere monumentali rimangono esposte all’incuria e il mare risente di dispersioni inquinanti che raramente incontrano un’azione sanzionatoria tempestiva. Persino risorse storiche e idriche di inestimabile valore, come il fiume Amenano nel suo punto di affioramento, risentono di un progressivo degrado, abituando la collettività a una perdita di decoro che contrasta con la severità applicata alle condotte dei singoli. In tale contesto, chi sceglie di esercitare una funzione intellettuale e artistica critica rischia l’isolamento. Le istituzioni tendono a non valorizzare i presidi culturali privati, come le case-museo radicate nel territorio, spingendo gli operatori culturali verso decisioni drastiche di dismissione del proprio patrimonio. L’assenza di strumenti di sostegno pubblico per queste realtà finisce per indebolire l’autenticità e l’identità del panorama artistico locale. Dinanzi alla luna che illumina la costa, l’osservatore sceglie di distaccarsi dalle logiche del privilegio normativo e formale della Corte delle Grazie. Custodendo la propria sensibilità per la natura e per le tutele sociali, egli affida al silenzio del mare l’auspicio che l’esercizio del potere decisionale possa ritrovare la propria funzione più nobile: quella di bilanciare la legalità formale con la lungimiranza sociale, la prevenzione e la cura del bene comune.

Claudio Arezzo di Trifiletti San Marco Sociale Sala Consiliare Rispetto Pianeta

Politica Visionaria

Caro amico, manca l’ossigeno in tutti i sensi, il caldo nonostante sia presente in tutta la Sicilia, a Catania sono scomparsi anche i suoni della natura. Ti parlo col cuore, riconosco e apprezzo l’affetto che manifesti per l’affezionato Enrico, ma questa città ha bisogno di Anima e meno slogan, meno opportunismo, ha bisogno di andare a rispecchiarsi in quel fiume che scende dal palazzo, rimboccarsi le maniche e porgergli l’omaggio che merita. (Amenano)

Elogio alla Bellezza

A Gabriele Arezzo di Trifiletti, Museo del Costume Castello di Donnafugata – Un sognatore, uomo di passione, autentico e sentimentale. Una guida, l’esperienza, la memoria di un guscio colmo di vita. Il testamento di un dono e l’affetto di colui che evidenzia l’importanza del cuore / L’amante della bellezza la venera sotto ogni forma, che sia la parola, l’azione, il riconoscere di una vibrazione, lo stupirsi di un fiore, il meravigliarsi di un sorriso, la corsa di un bambino come la danza di un anziano. La bellezza rappresenta la ragione di vita, l’espressione della libertà, l’autentico manifestare della visione, il seguire l’istinto per eseguire la composizione, la frequenza che inonda la percezione, un tratto devoto grato al nutrimento, all’elaborata ricerca. Un quadro come l’immensa primitiva distesa, un veliero, l’albero della casa, la goccia traboccata dal vaso, una tavola imbandita dopo la ricorrenza, la campana sopra l’altare, il pane appena sfornato, le prime luci, le stelle dentro un denso canto notturno. (Wall Street)

Imprints-of-Peace-Wall-Street-Spring-in-New-York-Italian-Contemporary-Artist

Sant’Agata

Sembra quasi che in questa era non sia rimasto spazio al buonsenso, eppure mi rimarrà impressa l’immagine del Cardinale Pietro Parolin in visita a Catania, Uomo del Vangelo. Essere e Servire la Cristianità si vive nel cuore e si manifesta attraverso cose semplici e allo stesso tempo profonde, ogni sua parola, ogni suo passo in questa terra di contrasti ha restituito contenuto alla Spiritualità e mi auguro che la sua venuta possa portare presto un cambiamento radicale. (Pace)

Amari Sorrisi

Persone che rivestono ruoli al solo fine di destabilizzare e offendere la terra e il suo popolo, ne provo profondo dolore. Una Sicilia di Cantieri, l’informazione e gli interessi che ne gravitano. La corruzione intellettuale, piaga di tutti i tempi. Se il talento non fosse svenduto al ricatto della decapitazione, forse l’essenza potrebbe compiere il sacrificio con devozione, vivremmo meno pupazzi e parleremmo una lingua di contenuti e fondamenta. Si viola l’inviolabile, si creano brand a discapito della spiritualità, vanità e popolarità, decadimenti. Fragile è la consistenza, reale la presenza, se cercassimo il buio come la luce, potremmo trovare gloria e mortificazione. Chi ha compreso l’importanza del sognare, si sveglia cercandone il ricordo. Fai che piova e che la natura ne prenda beneficio. (Cortile delle Nevi)

Acrylic Italian Contemporary Artist

Ricerca Spirituale Suono Soave

Povertà indotta, cannibalismo energetico, vessazione, esaltazione del medio a discapito dell’eccellenza. Decapitazione, oscuramento, annichilimento, simulazioni narcisistiche, sottomissione. Parole astratte, analisi di una dittatura silente, prelevazione di capitali energetici, priorità a discapito dell’anima. Chi non sente, non prova sentimento, esercita la propria vana essenza di riflesso, attinge dalla grazia ambita attraverso stratagemmi che non possono avere accesso all’energia della giustizia cosmica. Chi si prende pensiero per il bene comune, chi soffre per le mancanze dei più fragili, chi cerca soluzioni per poter operare, realizza attraverso il respiro consapevole, connettendosi ad una creazione più ampia. Chi ha sottovalutato l’esigenza del cuore, anestetizzando la voce della coscienza, non ha riconosciuto le proprie responsabilità, non ha permesso al nutrimento di essere attinto dalla parola, manifestandosi privo di contenuto agli occhi del tempo. Deliri dell’anima vittima di un disegno, schiavi ignari di un fare beffardo che ha privato il diritto alla nobiltà per servire l’egoismo e l’ambizione di un copione molesto. Chi non si prende cura del Creato, non ha basi per consolidarsi nell’universo, diviene un battito di ciglia servitore del nulla. Chi ha subito non passivamente ma sentendo l’oltre come porta del domani, ha cercato nonostante gli ostacoli la via del perdono, ha superato la materia tramutando il legno morto in legno vivo. (Concetti Spirituali)

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TRINACRIA: LA MATERIA DELLO SPIRITO

La Mappa dell’Umanista e l’Alchimia dell’Acrilico – Si vedono guru lanciarsi dalle vette delle montagne, agitando campane per attirare l’Invisibile a manifestarsi, per poi scivolare nel silenzio di una caduta verticale che trasforma la vita. Quel volo, che avrebbe dovuto abitare solo nell’immaginario sacro e nei simboli segreti della foresta interiore, viene sacrificato sull’altare dell’ego. Quando la ricerca interiore si fa esibizione o ostentazione, la vela si squarcia e la fede rischia di perdersi nelle correnti più buie. Ma le Mani Celesti, che soccorrono ogni intenzione sincera, sanno raccogliere anche chi cade per scomposto desiderio di infinito. Il vero volo si compie stando fermi, sintonizzandosi su un antico tracciato sumero che scorre sotterraneo attraverso i secoli e unisce le sponde dell’esperienza umana oltre i confini del tempo e dello spazio terreno. Questa corrente non si impara sui libri accademici, né si rinviene tra gli incartamenti comuni della storia ufficiale. La bussola interiore è il sentire, la memoria pura dell’infanzia, quella di un bambino che, guidato solo dagli odori e dai suoni della campagna, ritrova un primo gradino di pietra dimenticato tra i cespugli, lo segue fino a una grotta nascosta e lì si ritrova in un luogo sacro. In quel silenzio, trasformando le sensazioni in immagini e parole, si impara a decifrare il codice profondo del Padre Nostro e dell’Ave Maria: non come formule dogmatiche, ma come mappe nautiche essenziali per comprendere le reazioni dovute alle azioni e proteggere la propria barca dalle tempeste del mondo. Attraverso questo sentire universale, si svela un viaggio nel tempo e nello spazio, una straordinaria risonanza storica che attraversa cinque secoli. Il Guardiano del Passato: nel cuore del Cinquecento, la stessa frequenza muoverà i passi di Claudio Mario Arezzo, insigne umanista siracusano, barone della Targia, e nominato Regio Storiografo dell’Imperatore Carlo V. Egli si trovò a navigare tra le acque torbide di un’epoca lacerata dal terremoto spirituale e politico della Riforma Protestante, nata sotto il pontificato di Papa Leone X, e culminata pochi anni dopo nel trauma devastante del Sacco di Roma del 1527 sotto Papa Clemente VII. Di fronte allo “spettacolo atroce” di una spiritualità travisata e usata come arma politica e propaganda violenta, le cui derive avrebbero presto aperto la strada ai primi, feroci bagliori dell’Inquisizione, Claudio Mario si trovò scosso in una profonda crisi interiore. Sebbene l’Imperatore Carlo V circondasse la sua corte di intellettuali aperti e tolleranti, capaci di mediare con le istanze di Lutero in chiave anticuriale, la pressione dell’ortodossia divenne asfissiante. Di fronte a una Chiesa di Roma arroccata sui propri dogmi di potere, che si poneva in piena opposizione alla purezza del Messaggio Cristico, lo Storiografo scelse di non piegare la sua penna alla falsificazione. Nel 1532 abbandonò le stanze imperiali per ritirarsi a vita privata a Messina. Lì, nel silenzio, iniziò la stesura del suo De situ insulae Siciliae, mappando la Terra Natale non come un semplice catalogo geografico, ma come una terra promessa, culla di una civiltà mitologica, difendendone la dignità e la lingua natia contro l’oscurantismo dei potenti. Il Custode del Presente: oggi in quella medesima nota si riattiva nell’atto creativo contemporaneo, là dove ci si spoglia di ogni titolo riflesso o pretesa di vivere di rendita dinastica per farsi puro strumento terreno, profondamente radicato nella materia dello spirito. In questa visione, la pittura non serve a clientelare o celebrare chi stringe il pennello, ma a trasformare la fatica, la carne e la polvere della quotidianità in un’antenna ricettiva. Nutrendosi esclusivamente della farina del proprio sacco e ricercando nella spiritualità una scala per risollevare la propria prima intuizione verso una dimensione più consona, il gesto pittorico accetta la responsabilità di un mandato ancestrale: innalzare la frequenza collettiva. La pittura diventa il punto di convergenza in cui i confini fisici dell’isola, che videro la luce alle stampe nel 1537, si trasmutano in astrazione cosmica, plasmando la materia concreta del mondo per risvegliare la sensibilità di chi ascolta e offrire un cuore predisposto alla salvaguardia dei più fragili. La vera eredità non è un blasone da esibire, ma una staffetta di frequenze. È il legame invisibile che unisce il rigore morale all’atto creativo che traduce quel medesimo sentire in immagini, colori e parole senza cercare luci riflesse. Cercano il ponte invisibile che riconduce al vibrare originario, dove l’azione si fonde nell’amore verso il prossimo, custodendo quel Filo d’Oro che nessuna Inquisizione potrà mai spezzare. Per rendere tangibile questo ponte temporale senza scivolare in ridondanze intellettuali, la ricerca visiva si traduce fisicamente attraverso tre alchimie materiche, dove ogni stratificazione fonde la parola scritta del passato con il fare del presente. La prima alchimia unisce l’intuizione dello storiografo sulla Sicilia come «culla primordiale del mito, dove la luce incontra la memoria della terra» all’intento odierno di «innalzare la frequenza collettiva, trasformando la polvere del quotidiano in un’antenna ricettiva». Visivamente, la base viene strutturata impastando il colore con materia di vita, colori di memoria. Questo fondo trattiene la materia terrena, sopra questa base velature fluide e trasparenti stese con grandi e impetuose pennellate marine. La luce sembra così emergere direttamente dalle fessure, rendendo visibile la spiritualizzazione della terra. La seconda alchimia fa dialogare il distacco storico del 1532, «Abbandono le corti e il rumore delle fazioni per l’onestà intellettuale nel silenzio di Messina», con il rifiuto per i percorsi ordinari: «Rifiuto i libri comuni e i titoli riflessi; cerca la scala nella spiritualità per risollevare l’anima». Si realizza una stesura a ampie campiture, evocando l’oppressione delle epoche di censura e il trauma dei conflitti. Prima dell’asciugatura, la tecnica del graffito incide la materia per tracciare linee fluide che richiamano i gradini di pietra scoperti nell’infanzia. Queste profonde ricerche lasciano emergere uno strato sottostante, simboleggiando la scala interiore che si rivela solo attraverso il silenzio. La terza alchimia aggancia l’azione del fare («Ispirato dal Padre Nostro e dall’Ave Maria, trasformare gli odori, i suoni e il sentire dell’infanzia in segni stabili per proteggere l’animo dei più fragili») al principio cardine che l’umanista incarnò anticipando la celebre massima secondo cui la geografia è l’occhio della storia: «mappare i confini significa difendere l’anima di un popolo». Colate controllate di materia vibrante evocano le correnti marine dello Stretto; linee geometriche e vettori ricordano le antiche rotte delle mappe rinascimentali. Questi segni netti non racchiudono lo spazio, ma lo ordinano, offrendo all’occhio che osserva un punto di ancoraggio sicuro e un senso di sacra protezione. Questo cammino si spoglia per farsi interamente canale, permettendo al lettore e all’osservatore di varcare le sponde del tempo e riconoscersi nella continuità di una sola, ininterrotta frequenza / Il mestolo è l’archetipo della coppa che raccoglie, del canale che attinge e della mano che dispensa. (Cortile delle Nevi)

Alchimia della forma installazioni cortile delle nevi claudio mario andrea

Precisazioni storiche e spirituali sull’identità di Sant’Agata

Desidero esprimere una formale riflessione che va oltre i dogmi istituzionali, rimettendo al centro la verità storica e la purezza della fede. La Chiesa contemporanea ha scelto la croce come suo simbolo principale. Tuttavia, la storia e l’archeologia ci ricordano che le prime comunità devote a Gesù non si identificavano affatto in quel segno, che all’epoca era solo un tragico strumento di tortura imperiale. I credenti delle origini parlavano un linguaggio visivo del tutto diverso: si riconoscevano nel segno segreto dell’Ichthys, il pesce che evoca il Cristo Salvatore; si affidavano alla stabilità dell’Àncora e si rifugiavano nell’abbraccio del Buon Pastore. Ma, sopra ogni cosa, la vera identità della comunità a cui apparteneva la nostra Patrona si fondava su un simbolo vivente: il soccorso concreto ai più bisognosi. In questo contesto, definire Sant’Agata “figlia della Chiesa” è un grave errore concettuale. Agata è, prima di tutto, figlia del Cristo. La sua non è un’appartenenza ereditata da una struttura o da un’istituzione terrena. Agata appartiene a Cristo dal suo primo respiro: anche se fosse nata su una stella isolata, lontana da ogni civiltà, la sua anima sarebbe stata comunque e solennemente legata a Lui. Non è la Santa a dover essere incasellata nelle dinamiche della Chiesa di oggi; al contrario, è la Chiesa contemporanea che avverte il profondo desiderio di rivestirsi di Cristo, e trova in Agata la testimonianza purissima di come farlo. La sua figura non può essere ridotta a un semplice possesso istituzionale: Agata parla di un legame spirituale assoluto, libero e diretto, che viene prima di qualsiasi struttura istituzionale. (Racconto di una Santa Famiglia Patrizia in Sicilia) / Il Battista 35/45 Cm. (2004)

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Verde Urbano e Collettività

Basterebbe che ogni piazza venisse affidata ad una associazione e la stessa potrebbe provvedere a prendersene cura anche attraverso donazioni. Ma il vero punto é: Non bisogna dare spazio a nuove idee, bisogna fare centro sui singoli di appartenenze, per proseguire e accumulare ricchezza privata a discapito del cittadino – Come nelle chiese hanno svuotato le Acquasantiere, nei palazzi hanno sottratto il Sacro dal giuramento. (Catania Metropoli del Melograno) / Mi ricorda molto lo sguardo di mio nonno, onesto e scrupoloso aveva una storia fatta di dolori e conquiste, pane di casa, grani antichi, odori di un tempo che sembra svanito. (Borsellino 19 Luglio 1992) \ A Stefano Mancuso Modica Terra di Pace: Giovanni ti prego omaggiare questo galantuomo di un albero di Carrubo, lui conosce e studia e cerca comunicare l’importanza dell’intelligenza vegetale, è una mente illuminata e illuminante che merita il dovuto ascolto e ogni parola dovrebbe essere meditata dall’intera collettività nella speranza che come Edera possa diffondersi nel meraviglioso giardino del mondo umano. (Sagrato Madonna delle Grazie)

Terre di Martorina Catania Metropoli del Melograno

L’arte entra al Salone

Antico Oratorio di San Filippo Neri – Via Teatro Greco 32, Catania / 17 e 18 Ottobre 2026 \ Il Salone Italiano del Self Publishing nasce per dare spazio alla libertà creativa, alle voci indipendenti e a chi sceglie di costruire il proprio percorso fuori dalle strade già tracciate. Per questo siamo felici di annunciare tra i nostri ospiti Claudio Arezzo di Trifiletti, pittore e operatore di luce, che porterà al Salone le sue opere e il suo universo artistico. Un’arte istintiva e profondamente legata alla Sicilia, capace di trasformare emozioni, materia e vissuto in un linguaggio immediatamente riconoscibile. Dall’Etna al cuore dell’umanità, la sua ricerca attraversa l’Arte Involontaria e il progetto internazionale Imprints of Peace, nel quale il segno pittorico diventa incontro, impronta e linguaggio universale. Durante le due giornate del Salone, le sue opere dialogheranno con i libri, gli autori e il pubblico, perché la libertà di creare non appartiene a una sola forma d’arte. (Ingresso gratuito)

Magna Libri Monica Claudio Mario Andrea Arezzo di Trifiletti