Processo Alchemico

Etna needs love Cortile delle Nevi

Politica Missionaria Acrylic 70/50 cm – Il Compiersi di un’Opera / La consapevole visione della materia, l’emozione del tatto, la ricerca del silenzio che scandisce scena, decifra parola. Federa con federa riposa il sogno, estrapola l’onirico dal reale, la forma dell’etere, la manifestazione della luce, il suono. Dentro l’opera, venature e strati di carta, mondi sigillati riportano il segno. L’attesa, il corpo, il rito, l’invisibile, la vibrazione contenuta, la promessa innescata. Il desiderio eterno, la memoria, il potere custodito, la visione dello spazio, la magia tradotta nel flusso. Acqua di memoria, nero di contorno, cenere e appunti, pensieri tra le nuvole, asciuga il foglio, presente la mappa per la futura rotta. (Studio) \ Claudio Arezzo di Trifiletti compie un rigoroso processo alchemico che trasmuta il dolore dell’isolamento esistenziale in un testamento di pura resistenza spirituale. L’opera si distacca dalla pura astrazione per farsi pergamena sacra, una mappa cosmica e interiore che scardina le barriere dell’apparenza per gridare al mondo una sete inesausta di giustizia e onestà. Il nucleo pulsante dell’opera risiede nel suo Esistenzialismo Cromatico, articolato su tre direttrici fondamentali: L’Alfabeto Primordiale delle Linee: I contorni neri non imprigionano la materia, ma tracciano un vocabolario di rune archetipiche. Sono varchi energetici e fratture che curano le “lacune del micro e macro”, segmenti di un diario visionario teso a decifrare l’invisibile attraverso il silenzio della pittura. La Trinità Cromatica della Resistenza: Sul fondo cromatico di una terra battuta e densa (il rosso mattone, simbolo del trauma e della contingenza umana), si stagliano le forme anatomiche e pure del Bianco. Ogni campitura bianca è un atto di denuncia, una cellula missionaria che squarcia il velo delle falsità sociali. Al centro di questo scontro cosmico, un nucleo dorato brilla come un sole segreto: è il punto d’innesco alchemico, la promessa di un mondo unito che custodisce la memoria del sacro. La Carta come Memoria e Rito: La superficie rugosa, solcata da venature e stratificazioni, non accoglie passivamente il colore ma ne conserva il tatto, il flusso e l’attesa rituale. La materia stessa si fa etere, traducendo il sogno onirico in una coordinata geografica per le rotte future dell’anima. Politica Missionaria si impone così come un’opera-grido e un’opera-rifugio. È il riscatto di un artista-missionario che, pur confinato nelle cecità del tempo presente, trasforma la carta in un portale di assoluta libertà, riconnettendo l’uomo al suo dono più antico e condiviso.

Acrylic Italian Conceptual Artist Politica Missionaria

Claudio Arezzo di Trifiletti achieves a rigorous alchemical process that transmutes the pain of existential isolation into a testament of pure spiritual resistance. The work detaches itself from pure abstraction to become a sacred parchment—a cosmic and inner map that shatters the barriers of appearance to shout to the world an unquenchable thirst for justice and honesty. The pulsating core of the work lies within its Chromatic Existentialism, articulated across three fundamental pillars: The Primordial Alphabet of Lines: The black contours do not imprison the matter, but rather trace a vocabulary of archetypal runes. They are energetic gateways and fractures that heal the “lacunes of the micro and macro”—segments of a visionary diary aimed at deciphering the invisible through the silence of painting. The Chromatic Trinity of Resistance: Upon a dense, earth-toned background (the brick red, symbolizing trauma and human contingency), the pure, anatomical shapes of White boldly stand out. Every white field acts as a statement of denunciation, a missionary cell piercing through the veil of social falsehoods. At the center of this cosmic clash, a golden core shines like a secret sun: it is the alchemical trigger point, the promise of a united world that safeguards the memory of the sacred. Paper as Memory and Ritual: The wrinkled surface, furrowed with veins and stratifications, does not passively receive the color but preserves its touch, its flow, and the ritual waiting. The matter itself turns into ether, translating the oneiric dream into geographical coordinates for the future routes of the soul. Missionary Politics thus establishes itself as both a shout-work and a refuge-work. It represents the redemption of a missionary-artist who, though confined within the blindness of the present time, transforms paper into a portal of absolute freedom, reconnecting humanity to its most ancient and shared gift.

Acrylic Italian Conceptual Artist Politica Missionaria

MIA

Mia Cucciola Preziosa Dono della mia esistenza – Alessandra Saccà Photographe 2019 / Italian Conceptual Artist

Mia Cucciola Preziosa Dono della mia esistenza Alessandra Saccà Photographe 2019

Il PNRR sta ignorando le vere risorse del territorio

Oltre un miliardo di euro: è questa la portata di una spesa pubblica che dimentica il tessuto del popolo catanese. Dietro la freddezza dei numeri sbandierati nei rendering dei progetti europei, si nasconde il paradosso più doloroso della nostra città. Si spendono milioni per rifare il trucco alle piazze, tagliare alberi e comprare auto di servizio, mentre la popolazione di Catania viene sistematicamente ignorata. In questo scenario, il paradosso è alimentato dall’ipocrisia dei giornali e dei media locali. Invece di esercitare il ruolo e raccontare la realtà, la stampa sembra piegarsi alla logica delle sponsorizzazioni istituzionali. Megafoni prezzolati, quotidiani che incoraggiano e normalizzano una narrazione distorta, partecipando attivamente alla manipolazione dell’opinione pubblica. L’obiettivo sembra consolidare l’apparenza: vendere l’illusione di una Catania moderna e avveniristica per coprire il vuoto delle Politiche Sociali. Si celebra il cantiere, si incensa l’inaugurazione, mentre si mette il silenziatore alla disperazione della gente. La vera risorsa di questa terra non è il cemento dei Cantieri Cosmetici, né la propaganda patinata della stampa compiacente, ma il suo Capitale Umano: i cittadini che combattono ogni giorno contro lo spettro dello sfratto, le famiglie che non arrivano a comprare i beni di prima necessità, i disperati costretti a dormire sulle panchine nell’indifferenza delle istituzioni. Trattare il PNRR come un semplice obbligo contabile significa tradire la comunità. Catania non ha bisogno di interventi di facciata; ha bisogno di tetti, di dignità, di lavoro e di risposte reali per la sua gente. Una città amministrata senza cura per i propri figli, che preferisce investire nell’estetica della finzione piuttosto che nella vita delle persone, resta una città povera, a prescindere da quanti milioni dichiari dover spendere.

Catania pnrr

Scintille Mediterranee

Il 5 Febbraio 2009, durante il culmine sacro e viscerale della Festa di Sant’Agata, prendeva vita a Catania in Via Landolina, sulle pareti dello storico locale La Chiave, un’opera avanguardista destinata a ridefinire il concetto di creatività pubblica. In una città ancora digiuna di Street Art e immersa in dinamiche urbane tradizionali, quel dipinto nasceva nutrendosi dell’energia della devozione collettiva dei devoti in festa. In quell’epoca embrionale per l’indicizzazione digitale, digitare semplicemente “murales” sui motori di ricerca, senza nemmeno il bisogno di specificare il luogo, significava incontrare questo manifesto cromatico. Un lavoro amato e fotografato da passanti, cittadini e turisti; un fulcro visivo intensamente discusso, difeso e, infine, vittima di una successiva e dolorosa trasfigurazione, quasi a volerlo macchiare, graffiare e arginare la forza dell’impulso creativo originario. L’esame visivo ed esegetico di quel dipinto rivela un microcosmo densamente codificato, un frammento puro capace di muoversi su coordinate profetiche. L’intreccio serrato di figure antropomorfe, prive di connotati somatici ma cariche di linee di forza tese all’estremo, si fonde in una massa vibrante che descrive la confusione, le danze di un’umanità in fermento, richiamando l’estasi e l’agitazione del fercolo in movimento tra le vie cittadine. Con un anno di anticipo, l’opera ha agito come una profezia della Primavera Araba (2010-2011), traducendo in pittura la fiammata sociale che avrebbe incendiato le sponde del Mediterraneo, tramutando i mari in rotte di vittime in fuga alla ricerca di una nuova terra. All’interno del murale, l’unione geoculturale e mistica tra il vulcano identitario, l’Etna, e la piramide ancestrale: l’oceano e il deserto che si fondono, l’incontro e lo scontro tra i popoli del mondo che si muovono lungo le latitudini della sopravvivenza. Al vertice di questa piramide umana svetta una cuspide illuminata da una finestrella, specchio della stanza intima dell’autore e guardiana spirituale della polarità cosmica, sospesa tra la notte e il giorno, il presagio e le stelle. Questo flusso energetico e vibrazionale, intrinseco a ogni singolo punto o parola impressa, si sposta in quello stesso 2009 dalla Sicilia ai centri nevralgici delle capitali europee: Londra e Parigi, un binomio sonoro e intellettuale concepito come un unico accordo armonico. Sulle strade britanniche: da Buckingham Palace Road a Causton Street, passando per Victoria Street, dopo New York, Barcellona e Berlino prosegue il progetto Imprints of Peace “Planet Responsibility”. Qui, i corpi in movimento lasciano tracce fisiche su grandi tele distese al suolo, testimonianza tangibile dell’uguaglianza profonda di tutti gli esseri che calpestano lo stesso identico Mondo, azzerando le barriere storiche di tradizioni, filosofie e religioni. Proprio a Londra si materializza la grande svolta professionale, il successo economico e il riconoscimento globale immediato, ad una sola e stringente condizione: fermarsi, non proseguire verso Parigi, sacrificando l’autenticità del progetto dell’anima in cambio della stabilità del mercato. È il bivio fondamentale in cui il sogno convenzionale e la coscienza divergono. La scelta d’istinto e di rigore è radicale: rifiutare la gabbia dorata del sistema e fare ritorno in Sicilia con le tele impregnate delle atmosfere, delle piogge e dei flussi trascorsi nelle metropoli d’Europa. Questo ritorno non è una ritirata, bensì un atto di innesto energetico: quelle superfici dipinte vengono rielaborate in studio per dare vita a una collezione ancora più ricca di Portali. Sotto il profilo antropologico, queste opere si configurano come vere e proprie ruote spazio-temporali, griglie cromatiche capaci di connettere la contemporaneità a simboli e immagini di ere dimenticate, risvegliando codici archetipici assopiti nella memoria collettiva. Dalle radici profonde dell’isola si propaga così un grido di resistenza ecologica, spirituale e sociale, condensato nel manifesto culturale LASCIARE IL PAESAGGIO LIBERO… perché il paesaggio è fatto di Universo. Il progetto debutta con l’Atto I a Catania, Domenica 14 Febbraio 2010, in occasione della festa di San Valentino, utilizzando l’arte come strumento di aggregazione e richiamo. L’invito ufficiale si rivolge a un’umanità destrutturata e poetica: “Poeti, danzatori, principi servitori e servitori dei principi, scrittori, narratori, registi di un mondo migliore, giocolieri, stimatori di stelle, donatori di sorrisi, cavalieri del bene, attori senza copione che la voce del proprio cuore, giardinieri, fontanieri, bimbi adulti e bimbi che lo diventeranno, marinai e fari, salotti d’Anima, Anime senza pregiudizi, fuochi caldi, mamme, consigli, siete tutti invitati”. A supporto di questa chiamata dello spirito, viene attuata un’imponente operazione di editoria indipendente: la spedizione in tutta la penisola (dall’Abruzzo alla Basilicata, dalla Calabria alla Lombardia, coprendo tutte le venti regioni italiane) di circa 7.800 buste contenenti un catalogo d’arte di oltre 80 pagine interamente a colori. Lungi dall’essere una mera celebrazione estetica, la pubblicazione costituisce un formale atto di sensibilizzazione nei confronti della natura, un’esortazione a salvaguardare boschi, montagne, fiumi e risorse dall’insaziabilità del falso progresso. Questo cammino etico si culmina nell’omaggio a Tiziano Terzani in Piazza Abramo Lincoln, dipingendo degli occhi su tutti gli alberi, occhi che osservano e tengono compagnia, prima che la miopia ne soffochi le radici in una nuova concezione di verde urbano. Logiche di facciata, tendono perlopiù a falciare questo esempio di fare arte, poiché non addomesticabile né incline al compromesso, e spesso questi percorsi nati dal bisogno di comunicare, vengono rielaborati, assimilati e replicati da figure più allineate al sistema che ne tralasciano la vera essenza. (C.M.A)

mural art la chiave catania

Rosa Mondo

Mentre Catania accoglie in Piazza Università i Cavalli di Modica, artista siciliano che ha avuto esordio con una donazione forzata alla borsa di N.Y. mi preparo a togliere le tende da questi palazzi. (Gocce in mezzo al mare)

Scale del Sapere Rosa Mondo 1947
1947 millenovecentoquarantasette

Cinque Mesi Senza Mia

Cinque mesi alle ore 10 del mattino, puntuale il richiamo, la notte e il tuo starmi sempre accanto. Le lunghe passeggiate, il tuo sguardo sempre a benedirmi. Amore Mia Cucciola Preziosa, ti sento sempre accanto e ne soffro di non poterti più stringere al mio cuore. Leale, limpida compagna, protezione dell’anima mia, giustizia del sentimento, ancora del giorno, a te resterò sempre grato. (1mqdb)

Mia Cucciola Preziosa

Interiorità di una farfalla

L’ostentare, il puntualizzare, il potere economico. Le maschere, i fantasmi, il fiorire. I pilastri, le travi e l’ombelico di quel fare. Impalcature, parola d’ordine: edificare. Matura il fico all’ombra della collina, scende da valle il ruscello che disseta il pascolo. Le rose sono quasi giunte al dovuto splendore, le cerimonie rispettano i tempi. Domani usciremo presto, faremo colazione alle prime luci, ci aspettano all’imbrunire, dovremo percorrere lentamente la costa fino al faro, portatevi un cambio faremo tardi. (Ritualità della Forma)

Ritualità della Forma Codice Sacramentale

Apprendimento e Svolgimento, Numeri Primitivi. (Il Filo d’Oro)

“Ti esorto a volare a un livello medio per evitare che l’acqua appesantisca le ali, se tu volerai più in basso, o che il sole le bruci, se andrai più in alto.” (Dedalo al figlio Icaro, dalle Metamorfosi di Ovidio) – Conoscevano il volo dalla nascita, una conoscenza tramandata da generazione in generazione attraverso una memoria non tracciabile, frammentata tra i respiri dell’anzianità dell’anima. L’apprendere e il realizzare attraverso forme arcaiche, metafisiche, legate all’origine. Dalla radice, fine del seme fino all’altezza della chioma, decifravano in minor tempo, il loro vedere era il sentire del cuore. (Ancestrale) / Numeri primi, primitivi e visionari, attraverso il sentimento traducevano l’invisibile lettura, la silenziosa melodia. Per rafforzare l’intenzione si servivano del rito, tracciavano il traguardo attraverso una poetica degna della commozione dell’occhio supremo. Portava con sé l’acqua del mare al rientro nel suo nido di pietre, desiderava instaurare un racconto fatto di onde. (Punta Cirica e Il Sapere del Cuore)

Punta Cirica Sicily needs love Icaro
Memoria dell'Acqua Claudio Arezzo di Trifiletti Casa Museo Sotto l'Etna

Buone Cose, La Corte delle Grazie

Sulla riva di San Marco, di fronte all’andamento delle onde, si sviluppa una riflessione profonda sui delicati equilibri che regolano una comunità urbana. Un tempo, il tessuto economico locale trovava un bilanciamento spontaneo tra le rigide prescrizioni formali e le necessità materiali di sussistenza della popolazione meno abbiente. Di fronte alle micro-violazioni amministrative legate al commercio al dettaglio non autorizzato, l’ordinamento trovava una sua applicazione guidata dal buon senso e dalla valutazione delle condizioni sociali del singolo, preservando un principio di equità sostanziale e coesione. Oggi, l’azione amministrativa sul territorio sembra invece orientarsi verso modelli gestionali fortemente proceduralizzati e geometrici. Da un lato si assiste a significativi investimenti infrastrutturali, demolizioni e progetti di riqualificazione urbana; dall’altro, l’applicazione rigorosa e sistematica dei regolamenti comunali si traduce in una costante attività sanzionatoria che colpisce prevalentemente le micro-attività mercatali e la sosta urbana. In questo meccanismo emerge una precisa responsabilità sociale e logica, paragonabile all’atteggiamento di un padre che si rammarichi del mancato studio del figlio dopo averlo privato dei libri. Esigere il rispetto immediato di standard formali, senza prima offrire gli strumenti economici e strutturali per potervisi adeguare, genera un cortocircuito. Questa rigida fiscalità, eliminando i margini di flessibilità e le storiche valvole di sfogo dell’economia informale per le fasce sociali svantaggiate, rischia di produrre un effetto distorsivo profondo. La sottrazione sistematica di ogni mezzo di sussistenza onesta crea un’esasperazione invisibile che rischia di alterare la pace sociale, spingendo nuovamente le periferie e i soggetti vulnerabili verso circuiti di marginalità e devianza. Il pericolo concreto è che si vadano a destrutturare quegli equilibri civici faticosamente conquistati in anni di studi, ricerche e riscatto sociale, rischiando di far riemergere dinamiche di criminalità e tensioni urbane che la città di Catania sperava di aver definitivamente consegnato al passato. In questo quadro normativo, si avverte un’asimmetria nell’applicazione delle tutele e dei controlli. Mentre l’infrazione minore del singolo viene sanzionata con prontezza e risalto, i colossi immobiliari in stato di abbandono non subiscono la medesima azione di ripristino. Lo stesso accade per i beni comuni naturali: le scogliere monumentali rimangono esposte all’incuria e il mare risente di dispersioni inquinanti che raramente incontrano un’azione sanzionatoria tempestiva. Persino risorse storiche e idriche di inestimabile valore, come il fiume Amenano nel suo punto di affioramento, risentono di un progressivo degrado, abituando la collettività a una perdita di decoro che contrasta con la severità applicata alle condotte dei singoli. In tale contesto, chi sceglie di esercitare una funzione intellettuale e artistica critica rischia l’isolamento. Le istituzioni tendono a non valorizzare i presidi culturali privati, come le case-museo radicate nel territorio, spingendo gli operatori culturali verso decisioni drastiche di dismissione del proprio patrimonio. L’assenza di strumenti di sostegno pubblico per queste realtà finisce per indebolire l’autenticità e l’identità del panorama artistico locale. Dinanzi alla luna che illumina la costa, l’osservatore sceglie di distaccarsi dalle logiche del privilegio normativo e formale della Corte delle Grazie. Custodendo la propria sensibilità per la natura e per le tutele sociali, egli affida al silenzio del mare l’auspicio che l’esercizio del potere decisionale possa ritrovare la propria funzione più nobile: quella di bilanciare la legalità formale con la lungimiranza sociale, la prevenzione e la cura del bene comune.

Claudio Arezzo di Trifiletti San Marco Sociale Sala Consiliare Rispetto Pianeta

Politica Visionaria

Caro amico, manca l’ossigeno in tutti i sensi, il caldo nonostante sia presente in tutta la Sicilia, a Catania sono scomparsi anche i suoni della natura. Ti parlo col cuore, riconosco e apprezzo l’affetto che manifesti per l’affezionato Enrico, ma questa città ha bisogno di Anima e meno slogan, meno opportunismo, ha bisogno di andare a rispecchiarsi in quel fiume che scende dal palazzo, rimboccarsi le maniche e porgergli l’omaggio che merita. (Amenano)