Dal Cortile delle Nevi, Canto per le Radici Sfrattate Nel Giardino dentro il giardino

Passiamo avanti, oltre quel sipario istituzionale e oltre ogni effimera cronaca terrena, per respirare finalmente insieme ai passeri, ai gabbiani, ai mici, agli anziani e ai bambini provvisoriamente sfrattati da un’urtante ipocrisia. Resto profondamente addolorato davanti a questa inconsapevolezza diffusa; eppure so che non vi sono colpe di intenzionale indecenza, quanto piuttosto una profonda e strutturale incapacità di comprendere la resilienza di un popolo che, devoto alla sua Santa Patrona e Martire, sta adoperando fin troppa pazienza. Ci si ritrova, oggi, a subire i passi di una marcia sterile fatta di parole senza senso, una sistematica mortificazione di una popolazione intera. È il pieno compimento di un declino, la triste realizzazione di una Catania che sembra non essere più Catania, ma il giocattolo fragile di un pensiero mai cresciuto. Fa profondamente male vedere e sentire ancora una comunità ostaggio di dinamiche speculative che andrebbero chiarite persino con procedimenti clinici. Spero ancora che, dopo la colata di cemento dentro il fossato storico del Castello Ursino, possa manifestarsi un risveglio da questo sonno artificiale, prendendo piena consapevolezza delle reazioni che legittimamente potrebbero scaturire da un simile agire distruttivo. L’attuale gestione degli spazi della Villa Bellini ne è la conferma più dolorosa. Trasformare il giardino pubblico per eccellenza in un’area a ingressi privatizzati significa sottrarre ai cittadini il proprio cuore verde, gravando ulteriormente su una città già ampiamente tartassata. Ma il fatto è ben più grave. Esso consiste nell’omologazione forzata di una generazione priva di coscienza, dove la cultura dell’uso e getta si pone in totale e violenta contrapposizione con le fonti attuate nell’edificazione societaria, storicamente custodite nel viale degli uomini illustri. Purtroppo, questa ostentazione nel portare a termine un disegno così infausto e ipocrita, in periodi di enorme fragilità umanitaria, nasconde trame silenziose che riconducono all’occulto. Bisognerebbe riflettere seriamente se i ragazzi, oggi resi complici invisibili, siano davvero consapevoli del reale disastro ambientale e naturalistico che viene nebulizzato attraverso la loro stessa adesione. La villa è della Natura. Appartiene alle nidificazioni, agli stormi di passaggio, al silenzio, alle radici degli alberi che si abbracciano nel sottosuolo e a tanto altro che è persino inutile menzionare, perché da tempo, ormai, la parola ha perso contenuto. Eppure, ci si è spinti fino a recidere la storica Sequoia, l’albero ben più antico del Ficus, piantato storicamente da Nelson, lasciando il mio cuore assai affranto. Per me la villa non è solo un parco: è stata casa, è stata culla. Fa male constatare come dal Piazzale delle Carrozze, un’area che custodisce nel sottosuolo un vincolo profondo quanto le fondamenta di un palazzo, si espanda oggi un inquinamento acustico brutale. Quel suono amplificato si canalizza lungo l’asse di Via Umberto, propagandosi fino a connettersi al Viale Africa e al mare, azzerando da anni ogni possibilità di nidificazione e spezzando la pace dei micro-mondi invisibili. Questa città, che storicamente è stata culla di scienza e di geometrie illuminanti, è oggi testimone di un tale livello di abbrutimento sociale e civico da far pensare che persino il mondo animale potrebbe impartire lezioni di bon ton. È un dato di ipocrisia ormai accertato in questi tempi di forte discernimento, dove le maschere hanno finalmente ceduto al vento. Ci ritroviamo così con una società interamente rivestita di perbenismo esteriore, ma che nell’essenza deturpa la coscienza dei più innocenti. Anziani, bambini e turisti osservano sbigottiti. È una pura questione di umanità, la stessa che si cerca di simulare con un fare placido dalle poltrone del potere, mentre flussi invisibili di denari scorrono verso casse prescelte. Nel frattempo, la Comunità resta affamata: affamata di una Catania autentica, inghiottita in un barlume di vanità. Eppure, contro questo vuoto che avanza, nel mio vivere, tutto si traduce e resiste Nel Giardino dentro il giardino. Un’idea necessaria che deve imporsi alla comunità come un faro di rigenerazione e un ritorno all’essenza sacra della terra. Affinché queste parole possano ora planare alte come poesia pura, baciando le alte chiome degli alberi che non ospitano più nidi, ma che sentono le amplificazioni di Ciao Catania, vibrare dolorosamente fino alle radici profonde della Signora Etna. Sento di essere un cittadino che ha sempre cercato di dare e fare il massimo per la propria terra, amandola profondamente e senza alcun distintivo e con immensa gratitudine nonostante tutto. (1mqdb)

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Un ponte fatto di relazioni

Piazza del Popolo Roma – Ci sono momenti in cui l’architettura ordinaria del nostro quotidiano rivela una profonda fragilità intellettuale ed estetica, spingendoci a cercare risposte fuori dalle geometrie consolidate dell’individualismo consumistico. Immaginando di muoverci nel flusso caotico di una piazza cittadina, immersi nel rumore bianco del traffico e circondati da mura invisibili di indifferenza urbana, scopriamo all’improvviso che la vera stabilità non risiede nella rigidità del cemento o dell’acciaio, ma in una struttura del tutto intangibile, asimmetrica e meravigliosamente controcorrente. Questo approccio teorico postula l’esistenza di un’infrastruttura globale definibile come un ponte fatto di relazioni, relazioni nel mondo, un viadotto dell’anima che sfida le leggi della gravità socio-economica per obbedire a una dinamica quantistica e spirituale dell’essere. In questa visione, l’altruismo e l’azione diretta per il bene comune cessano di essere semplici doveri morali per trasformarsi in veri e propri pilastri statici, ovvero materiali flessibili capaci di assorbire le scosse dell’alienazione contemporanea; l’intera impalcatura del vivere civile, infatti, sta in piedi solo se proiettata e tesa verso l’esterno attraverso un’autentica ingegneria dell’invisibile. Qui l’arte non agisce più come mero feticcio merceologico o decorazione superficiale, ma come un portale transdimensionale di connessione in cui lo spazio fisico si rivela un’illusione; ogni singola espressione visiva o segnica sul territorio si sintonizza istantaneamente sulla frequenza universale del pianeta, captando il respiro del vento, la vibrazione profonda della materia e la memoria nascosta degli oggetti. Questo fulcro di architettura relazionale trova la sua massima espressione concettuale nella metafora di una grande tela itinerante distesa sull’asfalto delle metropoli del globo, da New York a Berlino, fino a Parigi e Londra, dove i passi e le impronte di migliaia di passanti anonimi e distanti si sovrappongono e si fondono, offrendo la prova visiva, estetica e scientifica di una fondamentale uguaglianza biologica ed esistenziale che ci vede tutti ugualmente responsabili dello stesso suolo e uniti da un identico, radicale bisogno d’amore. Abbracciare una simile visione significa accettare lo sforzo attivo e costante di scardinare le catene dell’approssimazione ordinaria per aprirsi a spazi di vita, a culture e a conoscenze che un momento prima apparivano totalmente inaccessibili, trasformando l’incontro fortuito, la parola scambiata senza fronzoli e il superamento del pregiudizio in canali comunicativi ad altissima conducibilità emotiva. In un pianeta che si ostina a edificare barriere protettive ed egoismi sistemici, l’unica salvezza risiede quindi nel diventare progettisti del bizzarro e ingegneri dell’empatia, capaci di gettare funi verso l’ignoto e di riconoscere la sponda dell’altro non come una minaccia, ma come un’opportunità di rigenerazione collettiva; questo flusso di pensiero ci invita a smettere di guardare le pareti dei nostri isolamenti quotidiani per cercare le fessure, le sintonie improvvise e le connessioni nascoste, applicando questa bislacca ma solidissima architettura relazionale per mettere in modo definitivo e consapevole un po’ di colore sul giorno che verrà. (Imprints of Peace)

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Lacrime del Cuore

Bisognerebbe parlare di Anima Collettiva, il tempo ha velocizzato il passo, o forse l’uomo si è illuso di velocizzare il tempo, il quesito è: Chi l’uomo oggi crede essere? Inutile parlare di coloro che il sistema ha desiderato volerci rappresentare, ma il dramma oggettivo è che l’uomo che non è l’umanità è forse l’ultimo oggi nella scala di coscienza. Potremmo dare le cattedre alle scimmie! è tutto fin troppo presente dinanzi l’occhio anche di coloro che non desiderano guardare. Che sentimento oggi noi abbiamo da portare all’Altare? Invasati dal riflesso di futili stelle, da un progresso che ha decapitato tutti, la ricchezza non ha mai avuto così degrado nel capitale. Siamo affamati di un silenzio caldo, nutriente, di un silenzio che possa colmare parola. Gli animali e tutto il Creato parlano una lingua universale, ci stanno proteggendo, rettificando verso una via più legale, una via lontana dall’ipocrisia. (Pace)

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Icona degradante

Una colata di cemento sul fossato con le lave del 1669 che circondano il Castello Ursino! Enrico Trantino, per me state oltraggiando oramai da tempo una comunità, incoraggiato da persone che non sono neanche vostre amiche, perché se un minimo lo fossero vi metterebbero in guardia dalla vostra incoscienza. Vi prego di non prendervela, ma sono davvero dispiaciuto per voi e vi penso con immensa tristezza – Vetro e cemento per un nuovo porto che divorerà la città / Ogni nave di quelle portate renderà sempre più il nostro mare una pozza, questo progetto non è solo un attentato alla poetica di Catania, ma è la dimostrazione di quanto la vanità e il potere abbia reso uomini spregiudicati e privi di freni inibitori. Non si sente parlare di Depuratori, né di rispetto per il cittadino, gli interessi sono soldi e voti, cemento e distruzione. (Sicily needs love)

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Monito

Il cuore in gola, il sentire e il sapere di non poter esprimere, l’oceano e un misero bicchiere d’acqua, un disegno che si ripete ed evidenzia. La guida e il gregge, il colore della pelle, l’anima e il sudore, il sangue e la terra che respira, un bambino è appena nato. Ci incontrammo quasi per caso, il fuoco e il silenzio, l’anziano nutrimento, il flusso costante tra le mura dell’arcaica luce, il tempo slittava nella melodia calma, il bramare del bene. (Storie Antiche)

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Politica Nefasta

L’amico dell’amico, la mazzetta di voti, l’azienda e l’arrampicata, la fame, la sete e l’insaziabile trama del potere. Il riflesso della commedia, il lusso e lo stare bene, la svendita colossale della propria anima. Il brindisi e l’illusione, l’approvazione dell’essere volgare al cospetto del nobile fiore che si cinge all’umile altare. La vanità, l’apparenza e il sudore, agro è il sapore, corrotto è l’odore. L’eccellenza isolata, l’onestà bandita, chi di un muro ne ha fatto manifesto e chi delle ali pretesto. Una gabbia e un aquilone, il cielo e la prigione, l’essere liberi e l’appartenere, la dottrina e l’arruolamento, servono voti per un cambiamento. (Piazza Europa) / Catania Visionaria

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Ancestrale: Il Varco di Aci Castello

Guardando attraverso questi steli sottili che tremano al vento di Aci Castello, l’Isola Lachea e i faraglioni emergono dal mare come giganti addormentati, testimoni di una fragilità che sfida il cemento dei nostri tempi. Cade la parola nel pozzo della rete, ma non si perde nel fondo del rumore; diventa cerchio d’acqua, misura geometrica del dolore, scintilla che risale la corrente per mettere ordine nel caos dei motori e separare la pietra lavica dalla plasticità, il silenzio delle tombe profanate dallo squillo sterile del denaro. Questo scritto si erge come un atto poetico necessario, un’onda d’urto in cui Mia agisce da guida, messaggera integra della natura e della terra, custode sacra che accompagna il pellegrino mentre la Madre battezza il suo figliolo nell’ora del Riposo Celestiale. Perché ci sono Cinquecento Sfere che attendono, punti di luce e accumulatori vibrazionali sospesi tra l’asfalto e le stelle, espressione di quella profonda riflessione tra micro e macro che abita la Sala Consiliare Rispetto Pianeta. Geometrie sacre che oggi combaciano perfettamente con imprints of peace: impronte antropologiche di pace, nate da una ricerca viscerale sul campo per contrapporre un alfabeto universale e armonico alla frammentazione dei confini umani. Il viaggio si fa opera visionaria a partire da Catania, dove la bellezza accompagna tra i passi del Tribunale e le Porte della Pretura, invocando la protezione della memoria contro le piazze saccheggiate. Scendiamo a Siracusa, dove l’ortogonalità della pietra bianca resiste all’industria decadente e le sfere emettono l’atto poetico innalzato dallo spirito, connettendo l’oceano profondo al fuoco dell’anima. Saliamo i gradini di Caltagirone, terra di piccoli soli d’argilla, dove ogni frammento è una “reputazione di un candido”, una “riflessione del biancospino” e un “respiro della selva stellata”, mentre il manto dell’intrepido e l’osservazione dell’umile si fondono con l’acrilico per difendere le colline dai parchi di silicio. Ci inoltriamo nell’entroterra misterioso ed essenziale di Corleone, dove il silenzio delle rocce risuona come un monito antico contro il progresso asettico, per poi raggiungere Caltanissetta, cuore geometrico dell’isola, dove le sfere assorbono la sofferenza delle vecchie miniere e la tramutano in luce cosmica. Saliamo sulle vette dell’Etna, pilastro di fuoco del progetto Sicily needs love, dove i deserti di lava nera dettano il ritmo millenario degli elementi naturali e trascendentali. Viaggiamo verso l’estremo occidente a Trapani, dove il bianco del sale sfida l’asetticità dei nostri giorni e il vento pulisce i tramonti insabbiati, per poi ancorarci a Mazara del Vallo, frontiera liquida in cui i fiumi interrotti gridano il disperato bisogno di lasciare il paesaggio libero. Entriamo nel cuore pulsante di Palermo, la capitale ferita ma eterna, dove le scale di marmo non vogliono essere calpestate dall’indecenza ma restare custodi di un testamento millenario. Saliamo fino al tetto dell’isola a Enna, l’ombelico alto di roccia, sospeso a specchiare l’universo intero per fermare la velocità del ferro e curvare il tempo dei boschi violati. Ritorniamo a Messina, sui blocchi di silice e sulle panchine storiche delle ferrovie rimpiazzate dal nulla, dove il mare dello Stretto custodisce le coordinate del nostro inizio. Scendiamo ad Agrigento, dove le antiche tombe a cassa e i ruderi medievali riemergono feriti sotto l’asfalto dei cantieri idrici cittadini, mentre le necropoli dell’entroterra vengono violate dai grandi scavi delle linee ferroviarie, per poi perderci nel barocco di Ragusa, dove l’estasi di un tratto di colore puro salva la terra dall’autoannientamento. Eppure, su questa geografia sacra si abbatte la disarmonia acustica di fuochi d’artificio continui e volgari, rombi artificiali che profanano il cielo proprio mentre i tempi globali stringono il mondo in una morsa priva di pace. Botti sterili che feriscono l’ambiente e gli animali nell’indifferenza complice, distratta o assente di coloro che avrebbero il dovere di far rispettare le regole, guardiani ciechi che voltano le spalle al disagio ambientale di una terra già carente e saccheggiata. Poiché questo richiamo antico non è svanito, ma scorre invisibile come l’acqua sotterranea delle nostre valli, linfa di un granaio d’Europa che rifiuta questo divenire. La bellezza non si misura in monete, ma nell’unisono del suono cosmico, dove ogni sfera lascia il suo segno indelebile, dove tutto finalmente si placa, tutto ritorna ordine, tutto ritorna amore.

Sicily needs love Aci Castello Visionaria

In ogni mondo Tu sei presente

In questa scultura nata dal parto della premonizione, il ricordo, il dolore e la gioia si fondono. Memoria preziosa compagna, il cielo che tutto scorge e la pioggia improvvisa al risveglio di un trafficato viaggio, fermi restiamo senza dimenticare, ogni ciocca è stato il vento a portare. (Agilla Mia) – L’infanzia, il mare, la danza del riportare. La marea, l’immersione e il suono, l’essere accolto, la riserva nel lasciarsi andare cullati da quella forza. Gli elementi, la natura, l’inchino e la raccomandazione. (Ognina) / In questa Terra Riverso la mia Anima come il respiro dei Tempi diviene preghiera. In questa cenere il freddo si è fatto albero e il frutto seme. Le mani nude scavavano accompagnate dai custodi, le radici ne mantengono memoria. Nel sogno ho visto il canto nutrirsi, lo spirito darne lode, il mio passo seguire le impronte. Niente sarei riuscito a realizzare, se un barlume di fede non avesse radicato in questo fare. 9 Maggio 2018 / 9 Maggio 2026 – Melograni. (Neutralità del Bianco)

in ogni mondo tu sei presente @Mia
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Gratitudine

Mia è stato l’essere più corretto, leale, amorevole, luminoso, spiritualmente più elevato che abbia mai avuto accanto, quello che sono lo devo solo a lei, lei che nell’ultimo periodo rimproverava anche i miei cari. Che mondo resterebbe senza gli animali! Anime che ci rendono Umani, o almeno provano a ricordarci il Contenuto di quella parola così tanto adoperata. Ieri per la prima volta ho fatto un sogno dentro il sogno, Mia era al mio fianco e al Risveglio in questa casa, Lei era Presente. Grato

L’Artista e il Velo della Menzogna

C’era un uomo che apriva le porte della sua creatività a chiunque cercasse un approdo di bellezza. Molti hanno varcato quella soglia, hanno conosciuto la sua generosità e hanno visto i giardini rinascere sotto le sue mani. Oggi, quegli stessi testimoni sembrano aver smarrito la memoria, avvolti da una narrazione che non appartiene alla realtà, ma a un disegno di metodica esclusione. Si è tentato di dipingere l’artista come un uomo smarrito nella sua stessa “fantasia”, usando la sua sensibilità come prova di una presunta fragilità, trasformare il dolore di un figlio in una colpa, e la sua richiesta di dignità in un segno di instabilità. Il mondo esterno ne riconosce il valore e l’avanguardia, tra le mura domestiche la sua parola viene sminuita e il suo patrimonio interdetto. Gli è stato negato il pane per offrirgli il sospetto; gli è stato tolto il calore per lasciarlo nel freddo di un isolamento indotto. Alcuni osservano da lontano, manipolati da resoconti volti a giustificare l’ingiustificabile, dovrebbero chiedersi: è l’uomo ad essere mutato, o è la cornice intorno a lui che è stata sapientemente oscurata? La verità di un artista non risiede in ciò che gli altri dicono di lui, ma nel solco che ha lasciato nelle vite di chi lo ha incontrato. (Mia)

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C’era un uomo che apriva le porte della sua creatività a chiunque cercasse un approdo di bellezza. Mezzanine Living
Molti hanno varcato quella soglia, hanno conosciuto la sua generosità e hanno visto i giardini rinascere sotto le sue mani.  Mia Terre di Martorina