C’era un uomo che apriva le porte della sua creatività a chiunque cercasse un approdo di bellezza. Molti hanno varcato quella soglia, hanno conosciuto la sua generosità e hanno visto i giardini rinascere sotto le sue mani. Oggi, quegli stessi testimoni sembrano aver smarrito la memoria, avvolti da una narrazione che non appartiene alla realtà, ma a un disegno di metodica esclusione. Si è tentato di dipingere l’artista come un uomo smarrito nella sua stessa “fantasia”, usando la sua sensibilità come prova di una presunta fragilità, trasformare il dolore di un figlio in una colpa, e la sua richiesta di dignità in un segno di instabilità. Il mondo esterno ne riconosce il valore e l’avanguardia, tra le mura domestiche la sua parola viene sminuita e il suo patrimonio interdetto. Gli è stato negato il pane per offrirgli il sospetto; gli è stato tolto il calore per lasciarlo nel freddo di un isolamento indotto. Alcuni osservano da lontano, manipolati da resoconti volti a giustificare l’ingiustificabile, dovrebbero chiedersi: è l’uomo ad essere mutato, o è la cornice intorno a lui che è stata sapientemente oscurata? La verità di un artista non risiede in ciò che gli altri dicono di lui, ma nel solco che ha lasciato nelle vite di chi lo ha incontrato. (Mia)
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to host
Sono arrivato a casa nella speranza di trovarvi, ho anche suonato, ma ne ero certo, era giusto salutarsi nell’invisibile ricordo che mai svanirà. Ogni volta che ospito, ospito con il cuore, e tu e Pilar resterete sempre nel profondo. Appena entrato a casa, mi sono inebriato col vostro odore, perché è stata la prima sensazione di benessere che ho provato nell’incontrarvi, odore di spiritualità. Vi sono grato per aver donato la vostra amicizia a questo nido, di avermi fatto visita, per ricordarmi che non siamo soli, e che se un giorno verrà, ritorneremo tutti insieme. Vi voglio bene, vi ho sentito davvero vicino.
Buona Vita, Claudio




