Precisazioni storiche e spirituali sull’identità di Sant’Agata

Desidero esprimere una formale riflessione che va oltre i dogmi istituzionali, rimettendo al centro la verità storica e la purezza della fede. La Chiesa contemporanea ha scelto la croce come suo simbolo principale. Tuttavia, la storia e l’archeologia ci ricordano che le prime comunità devote a Gesù non si identificavano affatto in quel segno, che all’epoca era solo un tragico strumento di tortura imperiale. I credenti delle origini parlavano un linguaggio visivo del tutto diverso: si riconoscevano nel segno segreto dell’Ichthys, il pesce che evoca il Cristo Salvatore; si affidavano alla stabilità dell’Àncora e si rifugiavano nell’abbraccio del Buon Pastore. Ma, sopra ogni cosa, la vera identità della comunità a cui apparteneva la nostra Patrona si fondava su un simbolo vivente: il soccorso concreto ai più bisognosi. In questo contesto, definire Sant’Agata “figlia della Chiesa” è un grave errore concettuale. Agata è, prima di tutto, figlia del Cristo. La sua non è un’appartenenza ereditata da una struttura o da un’istituzione terrena. Agata appartiene a Cristo dal suo primo respiro: anche se fosse nata su una stella isolata, lontana da ogni civiltà, la sua anima sarebbe stata comunque e solennemente legata a Lui. Non è la Santa a dover essere incasellata nelle dinamiche della Chiesa di oggi; al contrario, è la Chiesa contemporanea che avverte il profondo desiderio di rivestirsi di Cristo, e trova in Agata la testimonianza purissima di come farlo. La sua figura non può essere ridotta a un semplice possesso istituzionale: Agata parla di un legame spirituale assoluto, libero e diretto, che viene prima di qualsiasi struttura istituzionale. (Racconto di una Santa Famiglia Patrizia in Sicilia) / Il Battista 35/45 Cm. (2004)

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