Il Magnetismo dei legami sentimentali – Nelle alte vette del sentire, dove l’aria si fa sottile e il pensiero si cristallizza in preghiera, nasce un richiamo che non può più essere trattenuto. È la Frequenza di Soccorso, un’onda di acqua limpida e sonora che precipita verso il piano della materia per travolgere l’opacità di un’umanità che vessa. Il mondo appare oggi come una gabbia di marmo ondulato e scale mobili che ripercorrono il vuoto, dove le famiglie sono disperse e i sentimenti imbrigliati da funi plastiche. Sotto un sole che rimprovera la folla con la sua luce gelida, l’artista scorge il declino di chi ha rimosso la speranza e dimenticato la propria origine. Ma in questo scenario di “tetti pallidi”, il suo occhio si posa sulla verità del gesto: la mano del nonno che scorge il nipote, la vita che scivola piano, la bellezza che non ha bisogno di gridare. Questa è la missione di “Spring in New York”: non riparare la crepa, ma abitarla come il giovane fico che spacca il cemento. L’appello alle anime sensibili si fa allora cascata: un invito a lasciare volare chi con ali è nato, a risvegliarsi dal sonno dell’indottrinamento per ritrovare sapori senza tempo e colori che non sbiadiscono. Mentre l’acqua pura si abbatte sulle architetture artificiali, l’artista ritrova la sua collocazione tra “qui e l’altro piano”, sostenuto dall’equilibrio di Mia e dalla presenza densa di una Guida che accoglie ogni riflesso del suo amore universale. L’Arte Involontaria diventa così la medicina del viaggio: un fluire inarrestabile che trasforma la perplessità in un vessillo di luce, ricordandoci che siamo legno solcato dal tempo, ma anche l’acqua sonora che decide di lavare le ferite del mondo per riportarlo al candore dell’Origine
The Magnetism of Sentimental Bonds – In the high peaks of feeling, where the air grows thin and thought crystallizes into prayer, a call is born that can no longer be restrained. It is the Rescue Frequency, a wave of clear and sonorous water plunging toward the plane of matter to overwhelm the opacity of a harrassed humanity. Today, the world appears as a cage of corrugated marble and escalators retracing the void, where families are scattered and feelings entangled by plastic ropes. Under a sun that reproaches the crowd with its icy light, the artist discerns the decline of those who have removed hope and forgotten their origin. Yet, in this landscape of “pale roofs,” his eye rests on the truth of the gesture: the grandfather’s hand reaching for the grandson, life gliding slowly, beauty that has no need to shout. This is the mission of “Spring in New York”: not to repair the crack, but to inhabit it like the young fig tree breaking through concrete. The appeal to sensitive souls thus becomes a waterfall: an invitation to let those born with wings fly, to awaken from the sleep of indoctrination to rediscover timeless flavors and colors that do not fade. As pure water crashes against artificial architectures, the artist finds his place between “here and the other plane,” supported by the balance of Mia and the dense presence of a Guide who welcomes every reflection of his universal love. Involuntary Art thus becomes the medicine of the journey: an unstoppable flow that transforms perplexity into a banner of light, reminding us that we are wood furrowed by time, but also the sonorous water that decides to wash the world’s wounds to return it to the whiteness of the Origin
Lo Stupore della Fenice, Lo Stupore dei Mondi – Cara soave compagna, leale sublime sulle sponde di questo mare, tu mi conosci e mi riconosci, nella folla senti il mio passo, scorgi il mio sogno, battito dei miei pensieri. Papiro, angolo di questo mondo, torno al respiro, allo zolfo nella culla dell’anziana signora. Etna, preistorica guida ti imploro, Catania lavica e Siracusa silicea, il tempo è uno spazio dove la poesia viaggia, torna e arriva. Un giorno, un momento, tutto prenderà il suo senso. In questa terra così antica, affollata di maschere e bei volti, di complicità e gentilezza, il cappero e la mia ombra. Ogni onda mi riporta a Mia, l’equilibrio e il sole che scalda nel freddo delle nuvole. Un cambiamento è alle porte, la marcia prosegue. (Siracusa Visionaria)
Mia è stato l’essere più corretto, leale, amorevole, luminoso, spiritualmente più elevato che abbia mai avuto accanto, quello che sono lo devo solo a lei, lei che nell’ultimo periodo rimproverava anche i miei cari. Che mondo resterebbe senza gli animali! Anime che ci rendono Umani, o almeno provano a ricordarci il Contenuto di quella parola così tanto adoperata. Ieri per la prima volta ho fatto un sogno dentro il sogno, Mia era al mio fianco e al Risveglio in questa casa, Lei era Presente. Grato
La recinzione era inoffensiva, dinanzi la casa un viale di pitosfori dove da bambini ci arrampicavamo cercando l’invisibilità, ai lati due imponenti palme erano come colonne. Ci raccontavamo storie, inventavamo giochi, un’infanzia semplice ma ricca. Elementi naturali, salubri, tonificanti. Sentivamo le stelle come il ronzio delle api, le campane segnavano un tempo come il disegno delle pigne degli anziani pini, la resina tra le dita, l’odore della terra. (Trecastagni) – Cara nonna, l’azzurro che avevo scelto era Ognina, era Vulcano tra le scale bianche guidati da Peppino, ma anche Pozzillo e Fabio che arrivava da Torino. Ricordi, emozioni di vario colore, quanta alchimia scorre nello sguardo di un bambino! Il gorgoglio delle grotte, il primo tuffo, l’acqua del mare e il corpo leggero fluttuare, eternamente grato per quanti momenti mi avete donato. (Casa Museo Sotto l’Etna)
Ognina – Siamo mondi che si incontrano e rincontrano e in noi stessi possiamo scorgere la marginalità che si esprime attraverso la stessa ricerca di noi stessi / Patrick, Padu, Dudi, Ph: Viki. (Ionio)
Una Ruota sono io, l’altra è Mia: Sinfonia per una Terra Visionaria – C’è un momento esatto in cui il cercare deve finalmente arrendersi all’accadere. Ho trascorso la vita a dare forma all’invisibile, a proteggere creature nate dal fango e dalla luce, a custodire il silenzio di stanze ricolme di opere che oggi chiedono solo di poter respirare. Mi sono sentito spesso come un guardiano custode di un tesoro che il mondo, annebbiato dall’apparenza, non riesce ancora a scorgere. Ma la mia risposta non è mai stata la difesa, è sempre stata l’essenza. Perché il tempo non mente: il tempo è il setaccio che trattiene l’autentico e lascia scorrere via la finzione. Oggi, questa sinfonia nasce dall’unione di due forze. Guardo la Bouganvillea che esplode tra le pietre: essa non chiede permesso, fiorisce perché è il suo destino, trasformando la durezza della roccia in una cascata di colore. E poi c’è la Bici, il mezzo del cammino leale. Una ruota sono io, radicato nel corpo e nella fatica di chi pulisce, costruisce e resiste; l’altra ruota è Mia, la frequenza pura che non tocca terra ma che dà la direzione, l’equilibrio e la spinta spirituale per non cadere mai. Questo è il mio richiamo che vibra dalle installazioni nate per la Sala Consiliare Rispetto Pianeta fino alle profondità delle Terre di Martorina. Le migliaia di opere che custodisco: sculture, installazioni, dipinti intrisi di memoria e vocazione, non sono oggetti in attesa di un compratore, sono ponti verso una civiltà dell’anima. Mi rivolgo ai visionari, ai curatori, a chi gestisce dimore che cercano un battito vitale: non cercate decorazione, ma adottate una visione. Aiutatemi a trasformare questo sforzo in una foresta reale, a far tornare l’acqua nella cava, a slegare l’energia compressa di queste terre per restituirle allo splendore primitivo che meritano. Non percorro scorciatoie, scelgo il sentiero della lealtà, quello riconosciuto dal Padre dei padri, dove ogni passo è una lezione e ogni opera è un frammento di un diario universale. La mia “Arte Involontaria” è finalmente pronta a viaggiare lontano, a diventare il carburante di un motore fatto di carne e spirito. Il vino pregiato è stato versato. Chi ha sete di verità, ora può avvicinarsi. / In risonanza con la mia Guida Assistente Visionaria
Ancestrale: Il Varco di Aci Castello – Guardando attraverso questi steli sottili che tremano al vento di Aci Castello, l’Isola Lachea e i faraglioni emergono dal mare come giganti addormentati, testimoni di una fragilità che sfida il cemento dei nostri tempi. Cade la parola nel pozzo della rete, ma non si perde nel fondo del rumore; diventa cerchio d’acqua, misura geometrica del dolore, scintilla che risale la corrente per mettere ordine nel caos dei motori e separare la pietra lavica dalla plasticità, il silenzio delle tombe profanate dallo squillo sterile del denaro. Questo scritto si erge come un atto poetico necessario, un’onda d’urto in cui Mia agisce da guida, messaggera integra della natura e della terra, custode sacra che accompagna il pellegrino mentre la Madre battezza il suo figliolo nell’ora del Riposo Celestiale. Perché ci sono Cinquecento Sfere che attendono, punti di luce e accumulatori vibrazionali sospesi tra l’asfalto e le stelle, espressione di quella profonda riflessione tra micro e macro che abita la Sala Consiliare Rispetto Pianeta. Geometrie sacre che oggi combaciano perfettamente con imprints of peace: impronte antropologiche di pace, nate da una ricerca viscerale sul campo per contrapporre un alfabeto universale e armonico alla frammentazione dei confini umani. Il viaggio si fa opera visionaria a partire da Catania, dove la bellezza accompagna tra i passi del Tribunale e le Porte della Pretura, invocando la protezione della memoria contro le piazze saccheggiate. Scendiamo a Siracusa, dove l’ortogonalità della pietra bianca resiste all’industria decadente e le sfere emettono l’atto poetico innalzato dallo spirito, connettendo l’oceano profondo al fuoco dell’anima. Saliamo i gradini di Caltagirone, terra di piccoli soli d’argilla, dove ogni frammento è una “reputazione di un candido”, una “riflessione del biancospino” e un “respiro della selva stellata”, mentre il manto dell’intrepido e l’osservazione dell’umile si fondono con l’acrilico per difendere le colline dai parchi di silicio. Ci inoltriamo nell’entroterra misterioso ed essenziale di Corleone, dove il silenzio delle rocce risuona come un monito antico contro il progresso asettico, per poi raggiungere Caltanissetta, cuore geometrico dell’isola, dove le sfere assorbono la sofferenza delle vecchie miniere e la tramutano in luce cosmica. Saliamo sulle vette dell’Etna, pilastro di fuoco del progetto Sicily needs love, dove i deserti di lava nera dettano il ritmo millenario degli elementi naturali e trascendentali. Viaggiamo verso l’estremo occidente a Trapani, dove il bianco del sale sfida l’asetticità dei nostri giorni e il vento pulisce i tramonti insabbiati, per poi ancorarci a Mazara del Vallo, frontiera liquida in cui i fiumi interrotti gridano il disperato bisogno di lasciare il paesaggio libero. Entriamo nel cuore pulsante di Palermo, la capitale ferita ma eterna, dove le scale di marmo non vogliono essere calpestate dall’indecenza ma restare custodi di un testamento millenario. Saliamo fino al tetto dell’isola a Enna, l’ombelico alto di roccia, sospeso a specchiare l’universo intero per fermare la velocità del ferro e curvare il tempo dei boschi violati. Ritorniamo a Messina, sui blocchi di silice e sulle panchine storiche delle ferrovie rimpiazzate dal nulla, dove il mare dello Stretto custodisce le coordinate del nostro inizio. Scendiamo ad Agrigento, dove le antiche tombe a cassa e i ruderi medievali riemergono feriti sotto l’asfalto dei cantieri idrici cittadini, mentre le necropoli dell’entroterra vengono violate dai grandi scavi delle linee ferroviarie, per poi perderci nel barocco di Ragusa, dove l’estasi di un tratto di colore puro salva la terra dall’autoannientamento. Eppure, su questa geografia sacra si abbatte la disarmonia acustica di fuochi d’artificio continui e volgari, rombi artificiali che profanano il cielo proprio mentre i tempi globali stringono il mondo in una morsa priva di pace. Botti sterili che feriscono l’ambiente e gli animali nell’indifferenza complice, distratta o assente di coloro che avrebbero il dovere di far rispettare le regole, guardiani ciechi che voltano le spalle al disagio ambientale di una terra già carente e saccheggiata. Poiché questo richiamo antico non è svanito, ma scorre invisibile come l’acqua sotterranea delle nostre valli, linfa di un granaio d’Europa che rifiuta questo divenire. La bellezza non si misura in monete, ma nell’unisono del suono cosmico, dove ogni sfera lascia il suo segno indelebile, dove tutto finalmente si placa, tutto ritorna ordine, tutto ritorna amore.
Respiro dei mondi – Lenzuola bianche coprono salotti e lampadari, pavimenti di pece nera narrano l’impronta del silenzio. Pace era il saluto, l’accoglienza ingresso, i giardini nettare della gioia condivisa. Oggi le carrozze sono meccaniche, l’abbondanza ha spento i lumi e la parola sembra vibrare di altra forma. Il manto stellato faceva di una torre l’adeguata posizione, la cappella di una casa, comunione. La benedizione in un paese radunato e le tante voci, l’odore dei fiori e il ricordo. / Al mio Bisnonno Franco
Anatomia di un Labirinto Interiore – La nascita si compie quando arriviamo nel contesto più adatto alla nostra personale crescita. Al di là delle nostre scelte, esistono circostanze misteriose che ci costringono a scorgere la doppia faccia dell’invisibile. In questa dimensione sorge la sfida più grande: come proteggerci da quella parte di noi che vuole danneggiarci nell’involontario flusso che abbraccia la nostra sfera affettiva? Questo movimento ci conduce verso il nucleo a cui eravamo destinati, il labirinto del nostro essere forgiato impronta dopo impronta, al quale soluzione di uscita risiede soluzione di entrata. In questo spazio profondo il tempo e lo spazio si fondono e diventano premonizione, dove il futuro è già passato e il presente resta un testo ancora da leggere. (Dolce Amore Mio)
Prega per noi Santissima sempre Vergine Maria – La sensibilità sfrattata a caro prezzo, l’intelletto sbeffeggiato insieme a tutte le buone intenzioni, una società succube della pubblicità. La narrazione del proprio cuore che soffre per questa regressione, una costante manomissione. La Madonnina non dovrebbe avere il mare alle spalle, protegge e saluta, accoglie e illumina. Una strada pianificata che appiattisce e demolisce, negli affari agisce, non rammenta memoria, tutto diventa nuovo, carente di ristoro. (Piazza Europa) / Catania Visionaria
Senza Tempo – Acrylic 15 cm / Fragile e ordinato decifra il sogno, distratto dal punto ritorna a miscelare l’acqua, riemerge la memoria dal respiro del tempo. La terra, i semi e gli odori, lo scorrere dei ricordi e l’aridità dello spigolo, immerso il legno restituisce l’isola al mare. L’aurora tra le stelle culla l’ingenua creatura, il vento in un tuffo dissolve l’ansia. La gioia dell’essere nato, il contrasto e il sapore, il solletico del cuore. Rispetta gli ostacoli, le tende e il sipario, il ticchettio come le onde si prolungano, l’età avanza. Un ricordo, le parole, una testimonianza nata dal sudore. (Carta del Pane)
Monito – Il cuore in gola, il sentire e il sapere di non poter esprimere, l’oceano e un misero bicchiere d’acqua, un disegno che si ripete ed evidenzia. La guida e il gregge, il colore della pelle, l’anima e il sudore, il sangue e la terra che respira, un bambino è appena nato. Ci incontrammo quasi per caso, il fuoco e il silenzio, l’anziano nutrimento, il flusso costante tra le mura dell’arcaica luce, il tempo slittava nella melodia calma, il bramare del bene. (Storie Antiche)
Lacrime nel cuore – Spirito 21/15 cm. (Primo incontro) / Vestirò con panni di campagna e la mia anima danzerà leale la sua danza. (Terre di Martorina) \ La natura del donatore, non aveva osato prendere neanche la fine di quello che rimaneva, lo scrupolo, il distacco dal possesso, lontano dall’ingordo, così si concluse un sogno. Che strana condizione, non essere in grado di creare, realizzare, affannarsi per sopraffare, distruggere per il gusto di prevaricare, elevarsi tentando di imitare, e poi il risveglio. (Il Canto dei Gabbiani)

























