Scintille Mediterranee

Il 5 Febbraio 2009, durante il culmine sacro e viscerale della Festa di Sant’Agata, prendeva vita a Catania in Via Landolina, sulle pareti dello storico locale La Chiave, un’opera avanguardista destinata a ridefinire il concetto di creatività pubblica. In una città ancora digiuna di Street Art e immersa in dinamiche urbane tradizionali, quel dipinto nasceva nutrendosi dell’energia della devozione collettiva dei devoti in festa. In quell’epoca embrionale per l’indicizzazione digitale, digitare semplicemente “murales” sui motori di ricerca, senza nemmeno il bisogno di specificare il luogo, significava incontrare questo manifesto cromatico. Un lavoro amato e fotografato da passanti, cittadini e turisti; un fulcro visivo intensamente discusso, difeso e, infine, vittima di una successiva e dolorosa trasfigurazione, quasi a volerlo macchiare, graffiare e arginare la forza dell’impulso creativo originario. L’esame visivo ed esegetico di quel dipinto rivela un microcosmo densamente codificato, un frammento puro capace di muoversi su coordinate profetiche. L’intreccio serrato di figure antropomorfe, prive di connotati somatici ma cariche di linee di forza tese all’estremo, si fonde in una massa vibrante che descrive la confusione, le danze di un’umanità in fermento, richiamando l’estasi e l’agitazione del fercolo in movimento tra le vie cittadine. Con un anno di anticipo, l’opera ha agito come una profezia della Primavera Araba (2010-2011), traducendo in pittura la fiammata sociale che avrebbe incendiato le sponde del Mediterraneo, tramutando i mari in rotte di vittime in fuga alla ricerca di una nuova terra. All’interno del murale, l’unione geoculturale e mistica tra il vulcano identitario, l’Etna, e la piramide ancestrale: l’oceano e il deserto che si fondono, l’incontro e lo scontro tra i popoli del mondo che si muovono lungo le latitudini della sopravvivenza. Al vertice di questa piramide umana svetta una cuspide illuminata da una finestrella, specchio della stanza intima dell’autore e guardiana spirituale della polarità cosmica, sospesa tra la notte e il giorno, il presagio e le stelle. Questo flusso energetico e vibrazionale, intrinseco a ogni singolo punto o parola impressa, si sposta in quello stesso 2009 dalla Sicilia ai centri nevralgici delle capitali europee: Londra e Parigi, un binomio sonoro e intellettuale concepito come un unico accordo armonico. Sulle strade britanniche: da Buckingham Palace Road a Causton Street, passando per Victoria Street, dopo New York, Barcellona e Berlino prosegue il progetto Imprints of Peace “Planet Responsibility”. Qui, i corpi in movimento lasciano tracce fisiche su grandi tele distese al suolo, testimonianza tangibile dell’uguaglianza profonda di tutti gli esseri che calpestano lo stesso identico Mondo, azzerando le barriere storiche di tradizioni, filosofie e religioni. Proprio a Londra si materializza la grande svolta professionale, il successo economico e il riconoscimento globale immediato, ad una sola e stringente condizione: fermarsi, non proseguire verso Parigi, sacrificando l’autenticità del progetto dell’anima in cambio della stabilità del mercato. È il bivio fondamentale in cui il sogno convenzionale e la coscienza divergono. La scelta d’istinto e di rigore è radicale: rifiutare la gabbia dorata del sistema e fare ritorno in Sicilia con le tele impregnate delle atmosfere, delle piogge e dei flussi trascorsi nelle metropoli d’Europa. Questo ritorno non è una ritirata, bensì un atto di innesto energetico: quelle superfici dipinte vengono rielaborate in studio per dare vita a una collezione ancora più ricca di Portali. Sotto il profilo antropologico, queste opere si configurano come vere e proprie ruote spazio-temporali, griglie cromatiche capaci di connettere la contemporaneità a simboli e immagini di ere dimenticate, risvegliando codici archetipici assopiti nella memoria collettiva. Dalle radici profonde dell’isola si propaga così un grido di resistenza ecologica, spirituale e sociale, condensato nel manifesto culturale LASCIARE IL PAESAGGIO LIBERO… perché il paesaggio è fatto di Universo. Il progetto debutta con l’Atto I a Catania, Domenica 14 Febbraio 2010, in occasione della festa di San Valentino, utilizzando l’arte come strumento di aggregazione e richiamo. L’invito ufficiale si rivolge a un’umanità destrutturata e poetica: “Poeti, danzatori, principi servitori e servitori dei principi, scrittori, narratori, registi di un mondo migliore, giocolieri, stimatori di stelle, donatori di sorrisi, cavalieri del bene, attori senza copione che la voce del proprio cuore, giardinieri, fontanieri, bimbi adulti e bimbi che lo diventeranno, marinai e fari, salotti d’Anima, Anime senza pregiudizi, fuochi caldi, mamme, consigli, siete tutti invitati”. A supporto di questa chiamata dello spirito, viene attuata un’imponente operazione di editoria indipendente: la spedizione in tutta la penisola (dall’Abruzzo alla Basilicata, dalla Calabria alla Lombardia, coprendo tutte le venti regioni italiane) di circa 7.800 buste contenenti un catalogo d’arte di oltre 80 pagine interamente a colori. Lungi dall’essere una mera celebrazione estetica, la pubblicazione costituisce un formale atto di sensibilizzazione nei confronti della natura, un’esortazione a salvaguardare boschi, montagne, fiumi e risorse dall’insaziabilità del falso progresso. Questo cammino etico si culmina nell’omaggio a Tiziano Terzani in Piazza Abramo Lincoln, dipingendo degli occhi su tutti gli alberi, occhi che osservano e tengono compagnia, prima che la miopia ne soffochi le radici in una nuova concezione di verde urbano. Logiche di facciata, tendono perlopiù a falciare questo esempio di fare arte, poiché non addomesticabile né incline al compromesso, e spesso questi percorsi nati dal bisogno di comunicare, vengono rielaborati, assimilati e replicati da figure più allineate al sistema che ne tralasciano la vera essenza. (C.M.A)

mural art la chiave catania

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